utenti online Songs about happiness murmured in dreams
When we both us knew how the end always is.  Disintegration, The Cure

A volte mi rendo conto che sono ancora una bambina. Una ragazzina che si fissa con le sciocchezze, con le felicità di pochi minuti, con un nuovo oggetto. Poi mi prendono quei momenti di consapevolezza in cui rifletto e dico: c’è ben altro di più importante a cui pensare. E mi si forma un nodo alla bocca dello stomaco. 
Non so perché lo sto scrivendo qui, soprattutto dopo un post positivo come quello di ieri, ma non mi va di ossessionare nessuno coi miei pensieri, e qui, male che va, rimangono in un post senza lettori.

L’altro giorno parlavo con un mio amico riguardo alle cose che capitano: quanti di voi credono al destino? Io comincio a crederci fermamente. 
Penso che se qualcosa capita, bella o brutta che sia, si apre un cerchio, all’interno della già vorticosa spirale nella quale esistiamo. 
E quel cerchio rimane aperto finché qualche altra cosa, bella o brutta che sia, non capita. Per puro e assoluto caso, perché star lì a cercarla non serve a niente. 

Pensavo che da quando si è ammalata e poi è morta Micia le cose in casa mia hanno perso di vitalità. Più di ogni altro essere umano deceduto in tutti questi anni, la morte della nostra gatta ha scatenato una reazione a catena di eventi sinceramente spiacevoli. So che può sembrare un’assurdità ma me ne sto lentamente convincendo. Sarà che nessuno di noi è ancora riuscito a superare questa cosa, e beh, è anche presto, è successo appena a marzo. Sarà che in ogni cosa alla fine potevamo riderci su, perché c’era lei che combinava qualcosa di buffo. E di cose brutte ne sono successe, anche prima di questo marzo, in casa mia. 
Però è da allora che siamo crollati a picco: a turno mia sorella (che ancora bene non sta), che soffre di ormai accertati attacchi di panico; mia madre, la mia unica roccia, che, forse adesso, sta vedendo i benefici di una cura che, forse, le impedirà un’operazione. Mio padre che, da quando è in pensione, scivola senza sosta verso un’anzianità che non gli appartiene, che si sta costruendo per via del suo carattere, e non ha nessuna voglia di farsi aiutare (date le numerose esperienze fallimentari tra psico di qua e psico di là), per non parlare del fatto che la sua salute ormai non mi preoccupa nemmeno più per quanto se ne infischia lui per primo. 

E poi ci sono io. Che se potessero pagarmi per tutte le volte che mi sono sentita così, sarei ricca. Così piena di tutto. Che mi fanno male i muscoli per quanto li tendo per i nervi. Che ho paura quando sto male, perché non voglio mettere altra ansia in casa. Che nei giorni scorsi sono stata proprio una merda con lo stomaco, ma ho fatto davvero di tutto per non pesare, forse non ci sono riuscita ma pazienza, io ce l’ho messa tutta, non volevo rovinare le vacanze ai miei e i nervi a mia sorella non li volevo tendere ancora di più. E allora ho fatto i letti, pulito la cucina, steso i panni, messo in ordine il ripostiglio. Al suono di guarda che sto benissimo, io sono forte, ho la pellaccia. E mi sento così sciocca quando cerco di rallegrare una situazione, per far ridere qualcuno, e racconto stupidissimi aneddoti come se avessi 5 anni. Come ieri sera che sono stata al Bowling e ho detto a mamma, quando sono tornata: Mamma ho vinto. E lei aveva i suoi cazzi, e mi ha sorriso distrattamente. E io mi sono sentita una deficiente, e poi ho pianto di nascosto. 

Eppure, egoisticamente, qualcosa per difendermi da questo stato l’ho fatta: ho iniziato questo percorso di dieta che sto portando con enorme successo avanti - però allo specchio continuo a vedermi identica. 
Sto studiando e finendo la magistrale nei tempi più brevi possibili, forse, sempre egoisticamente, per allontanarmi da questo stato di cose. 
Ho messo sulla bilancia pro e contro della mia relazione, e sto lottando coi denti per portarla avanti anche quando mi è sembrato che fosse davvero finita. 

E in verità, la verità, sapete qual è? Che io vorrei essere più forte di così. Talmente sicura di me da infondere la stessa forza a chi ne ha bisogno. Talmente conscia che la mia vita brillerà perché io valgo, che gli altri potrebbero risucchiare anche la mia linfa vitale, perché ne avrei sempre fin troppa da vendere. 
E a volte mi dico: dovrei vivere in questo stato di malessere per cose che, in fondo, non riguardano la mia prima persona? E poi mi rispondo: come potrei essere io, persona, se non ci fossero quelli di cui mi preoccupo, che mi hanno messa al mondo? 
E allora sto così, a non godermi nulla di ciò che mi accade e che guadagno, perché penso sempre che sarà effimero, che mi sfuggirà dalle mani e che tornerò ad essere un fallimento. Perché se in primis non godono di me le persone che amo, perché stanno male, come potrei goderne io? 

L’altro giorno ho incrociato gli occhi di un gattino, scrivevo. Era tutto nero con gli occhi verdi. Mi sembrava di vedere me stessa sottoforma di un altro essere. Piccolo, nero e impaurito. Ed è allora che ho pensato a quanto sono ragazzina alle volte: perché vorrei essere sotto la luce del riflettore, a sentirmi dire quanto sono brava, che sto vincendo tante paure senza chiedere aiuto a nessuno. E invece no. E poi mi ricordo che è giusto così. Ma fa male lo stesso. 
E no, non credo che il cerchio lo chiuderà un altro gatto, nemmeno il gattino nero con gli occhi verdi. 
Qualcosa, prima o poi, si sbloccherà. 
Intanto, cosa che mi dico da sempre, devo imparare a godere delle piccole cose che ho, e sforzarmi di vederle perché in fondo al tunnel io ci sono andata e la luce l’ho vista. Mi devo ricordare la luce. Segnarla bene in mente e non dimenticarmene. 

La luce.

Impressioni di… - banale, lo so

Cose: 

  1. C’è vento fortissimo e pioggerellina. Il vento soffia ululando qualcosa tra le finestre, le tende si scostano risentite, le porte sbattono impietose. E’ primo settembre e, come sempre, settembre mi piace. E’ vero, porta con sé un carico immenso di responsabilità che generalmente accatastiamo sotto al letto durante le vacanze estive. Sarà. Sarà che a me stare troppo a far niente poi dopo un po’ mi scoccia. Sarà pure che quattro giorni senza uscire di casa, cause di forza maggiore - leggi: febbre - farebbero impazzire pure un cuscino.

  2. Ieri sera. A proposito di cause di forza maggiore. Tre di loro non c’erano il 10 luglio, e quindi hanno pensato bene di sorprendermi, di fare una caccia al tesoro improvvisata e di farmi commuovere come poche altre volte è successo quest’anno. Cose buffe: ho riconosciuto la scrittura del papà di Ale, che ha scritto ben 6 indizi in rima; ho riconosciuto l’odore di Paolo nell’ascensore, prima ancora di essere certa della veridicità dei biglietti.
  3. Ieri. Ancora. Ho incrociato gli occhi di un cucciolo di gatto nero. E per un attimo mi è sembrato di riconoscerli. Per un attimo. Non avrei esitato nemmeno un minuto.
  4. Ci sono cose che sono perfette. Una canzone, una pagina di un libro, un frame di un film. Sono perfette e basta. E forse è per questo che sono così. Sono fatte per essere rimirate.  E basta.

Good saturday.

1000daysofhim:

“We met at the wrong time. That’s what I keep telling myself anyway. Maybe one day years from now, we’ll meet in a coffee shop in a far away city somewhere and we could give it another shot. - Eternal Sunshine of the Spotless Mind

Comunque, volendo proprio trovare un beneficio a queste febbriciattole intestinali di fine agosto, c’è da dire che quantomeno mi aiutano con la dieta, cioè 2 kg in 4 giorni è roba da sturbo.

Vita grama. #evvivaevviva #toglietemilafotocamerafrontale

Poi uno ci prova a mescolare le cose. Tipo io ho detto, che è sta mania di separare oro e argento. Uno ci prova, no? Mescola insieme due cose estremamente luccicanti che forse sarebbero meglio da sole.
Perché è la luce, alla fine, quella che emanano quando brillano al sole, è quella che importa davvero, no?
Perché sono le sfumature, il modo in cui sono costruiti gli oggetti, la chimica delle loro molecole, no?
Ognuno ha la sua nomenclatura sulla tavola periodica. Ognuno gioca da solo le sue parti. Poi però uno prova a mescolarle, e non solo ti accorgi che non sono così diverse ma che addirittura insieme stanno alla grande.
Le mode, i costumi, la gente però insieme non li considera.
Come due solitudini nascoste che non potranno mai incontrarsi.
Brillano per i fatti loro. Si conoscono, e si conoscono davvero bene, sono così chimicamente simili che si riconoscono senza stare nello stesso posto contemporaneamente.
Eppure.

kon-igi:

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Cara persona che ha fatto la domanda, in omaggio per te un campione prova di una settimana da donna, con un mix che restringe circa 15 giorni in soli 7!

Lunedì: Ovulazione
Martedì: Ovulazione e SPM
Mercoledì: SPM in fase due (cioè quella che ti fa piangere anche se ti rivolgono la parola) e spotting 
Giovedì: Crampi notturni al basso ventre e conseguente infiammazione del colon
Venerdì: Primo giorno di ciclo conclamato + paura di macchiare tutto ovunque ti siedi
Sabato: Secondo giorno di ciclo conclamato + sensazione di morte interiore
Domenica: Situazione mentale altamente destabilizzata e terzo giorno di ciclo (ancora potente).

"E’ solo sangue"… Mortacci tua.

Ci sono fili sottilissimi ed invisibili. Uniscono le sinapsi e giocano con le molecole. Come gli equilibristi del circo. Saltano da una corda all’altra senza mai perdere quota. Saltano e finiscono sempre in piedi. Come i gatti. Scientificamente sono portati a rotearsi fino a che il loro corpo non atterri sulle quattro zampe.
Come le autostrade. Si percorrono a gran velocità perché le linee rette sono fatte per essere seguite. Non importa se in pianura o in collina. Non importa se morbido o duro l’asfalto. Le gomme vanno. Devono andare. Sono fatte per questo.
E la lama del tempo incide la carne dov’è più tenera ed ogni vena accorre allo spettacolo.

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