Songs about happiness murmured in dreams
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 When we both us knew how the end always is.
Disintegration, The Cure
Silence please

Mi ricordo di qualche mese fa che inaugurai i giorni del silenzio; ricordo che mi piacque parecchio tra l’altro.
Beh più o meno sto vivendo così: la giornata di oggi in particolare è stata incredibilmente santa.
Ho fatto le pulizie, ho fatto un bagno caldo, la manicure, ho cucinato bene e poi ho visto un film. Ho anche sorriso di fronte alla pubblicità del cibo per gatti.
Partire non mi dispiacerà ma dall’altro lato non mi dispiacerà tornare. E pensare che potevo sempre averlo, bastava sporgere il naso un po’ più in lá.

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Sono quasi le 6 e sono immersa nel silenzio, godo di una giornata che mi ha svegliata col temporale e che mi sta salutando con un sole caldo. Qui, in questa casa, mi sento me stessa: le mie cose, i miei ritmi e i miei orari, la mia curiosità torna così viva che a volte penso: ma sono davvero io?
Vorrei per una volta scrivere solo cose positive, vorrei dire che sto bene e che vedo da lontano piuttosto che l’analisi dettagliata e minuziosa delle cose vicine.
Penso che chiuderò presto questo blog perché l’idea di riempirlo delle mie tristezze mi angoscia ancora di più che semplicemente scriverle. Ieri sera ho riletto qualche mio post e si evince la mia vita interiore: mi direi che ho vinto una bella prova, a saper fare uscire tutto quel male, ma sapete come si dice, quando stai troppo dentro al tunnel vedere la luce è un miraggio, ecco io non voglio, perché già stare così mi affligge, rileggere solo quello che ho passato e che continuo a passare non mi sta aiutando: ho bisogno di un taglio netto, di un cambiamento vero, di quelli fatti con coraggio e non solo perchè così si può dire di aver osato. Cambiare, sfrondare, osare, e non più affrontare, voglio che le cose mi attraversino e che io le viva in modo totalmente strafottente.
Forse partendo dall’occludermi la vista, partendo dal proteggermi un po’ di più, magari pensando solo a cosa fa stare bene me e non cosa vorrebbero da me gli altri potrebbe essere un buon punto di partenza. Leggo di gente rimasta “stuck”, che è un termine perfetto e che rende molto meglio che in italiano, immobili in situazioni logoranti e vecchie e noiose e io ho paura di finire così, ho paura di perdere quello sguardo che ho avuto in questo ultimo mese, ho paura di non vederci chiaramente di nuovo e di pensare sempre al tempo, alla lentezza delle cose, al “mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco” direbbe Manuel.
Prima mi sono persa nei pensieri e ho voltato gli occhi verso le nuvole che avevano fatto un piccolo buco tra di loro, dietro il quale si vedeva un azzurro meraviglioso. Quell’azzurro che capisci che ha smesso di piovere e che non ha intenzione di farlo più. Ecco io vorrei che tra i polmoni le ossa e il cuore ci fosse un bel buco, e forse già c’è, dentro al quale ficcare la testa quando ho paura, così da vedere quell’azzurro, che solo lì dentro non diventa mai nero.

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Nel frattempo c’era la vita

Mi rendo conto che dall’ultimo post e dal mio ultimo accesso a tumblr è passato molto tempo. Quasi un mese. Diciamo anche che non è che a molti importi ciò.
Sento che questo blog è diventato un ricettacolo di pensieri quanto più negativi. Tante volte mi sono trovata a cancellare i post perché erano colmi di sentimenti assurdi. Beh, vi dirò: non so se c’ho voglia di continuare.
Una delle fonti della mia felicità è morta. E con lei altre persone: sto marzo ha fatto pena.
Rieccoci - no vedete non ci riesco. Di nuovo, scrivere cosa c’è di nuovo sotto al sole mi porta solo a dire le cose più brutte che mi sono successe. Qualcosa di bello c’è stato. Ma non lo so. Ha senso condividerlo adesso? Ha senso buttare giù delle righe che presumibilmente manco rileggerò?
Ecco, se proprio devo scrivere qualcosa che mi faccia venire in mente un sentimento positivo: luce filtrata dalle palpebre, calore non eccessivo e uccellini che cantano. Un balcone silenzioso, la quiete del quartiere, la solitudine assoluta della ricognizione dei pensieri. E la paura va via.

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Se provo a ricordare i primi istanti vissuti con te mi torna in mente quando eri incinta e avevi sempre fame. Non ricorderò mai e poi mai stanotte, quando hai miagolato con le tue ultime forze, per dirmi di aiutarti, che non ce la facevi più, che volevi solo morire in pace. E così hai fatto. Ti sei addormentata e hai aspettato fino all’ultimo, per essere vigile ed essere sicura che ci fossimo tutti per salutarti. 

Ti amerò per sempre, Micia

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a volte servono grandi giorni di dolore per fare spazio a un po’ di sole
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Oggi porta temporale

Ma io mi sono svegliata che c’era il sole, e tu adori il sole. Infatti adesso sei lì, piccola piccola, rannicchiata su te stessa a godere di questi ultimi sprazzi di tutto.

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Ci sono certe cose che si alleviano semplicemente con un abbraccio

Stupido non averlo capito prima. Stupido combattere coi sentimenti e non lasciarli fluire. Stupido. E poi intenso. 

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La gente spara sentenze su quello che conosce per sentito dire.
Ma una spaghettata di cazzi vostri, no? Poi dice che uno non deve bestemmiare.
Le cose succedono indipendentemente da come sono successe a voi, da come pensate che accadrà. E ogni cosa ha il suo tempo, ogni persona ha il suo stato fisico, ognuno decide per sé, porca eva.

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La notte in città.

La notte in città.

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1. Riesumare occhiali da vista di padre: fatto;2. Fargli applicare delle lenti da sole verde bottiglia: fatto;3. Indossarli e farsi 300 selfies senza trovarne una decente: fatto;4. Accorgersi di essere un mix letale tra Ozzy Osbourne, John Lennon e Joe Cool: fatto. And I like it.

1. Riesumare occhiali da vista di padre: fatto;
2. Fargli applicare delle lenti da sole verde bottiglia: fatto;
3. Indossarli e farsi 300 selfies senza trovarne una decente: fatto;
4. Accorgersi di essere un mix letale tra Ozzy Osbourne, John Lennon e Joe Cool: fatto. And I like it.

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